Qual è il reato se un politico è iscritto alla massoneria?" 
Stefano Bisi Gran Maestro "GOI"

Il 4 marzo gli italiani vanno al voto. Nei programmi ci sono parole come riforme, lavoro, economia, dissocupazione. Ultimamente è emersa una parola che si sente spesso ma che resta avvolta da un alone di mistero: massoneria. L’ex premier Renzi ha twittato: via tutti i truffatori, gli scrocconi i riciclati e i massoni dalla politica, con chiaro riferimento al Movimento 5 Stelle, dove alcuni candidati sono risultati iscritti alle logge massoniche. Essere “massone” è ancora un tabù? A questo proposito sentito Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la più importante delle massonerie con i suoi 23mila iscritti.

Cosa significa essere “massoni”?

“La massoneria è un’associazione, il Grande Oriente d’Italia è la comunità massonica italiana storica e più numerosa, è un’associazione che tutela il libero pensiero e cerca di fare il bene all’umanità. Se poi il Vicepresidente della Camera Luigi Di Maio dice “Fuori dalle liste omofobi, razzisti e massoni” fa un grave errore, anzi è una diffamazione. Così anche l’ex premier Renzi quando dice “scrocconi, truffatori, e massoni”, anche questa è una diffamazione.

Però nel M5S alcuni candidati sono risultati effettivamente essere iscritti alla massoneria.

“E allora, qual è il reato?”

Qual è il reato lo chiediamo a Lei. Perché gli tutti gli schieramenti sostengono di non avere iscritti?

“Questo bisogna chiederlo ai diretti interessati. Purtroppo in Italia, come in altre nazioni, c’è ancora un pregiudizio anti-massonico. Come si spiega che il giorno prima un candidato è affidabile, bravo e il giorno dopo, perché si scopre che è un massone, non va più bene? Mi sembra un pregiudizio molto forte questo.”

Qual é la connessione tra massoneria e politica?

“Ci può essere la connessione nel senso dell’appartenenza di un “Fratello”, un “Libero Muratore” a un partito, a un movimento politico. Un massone non è un cittadino di serie B, è un cittadino come tutti gli altri, di serie A. Una persona che può decidere di impiegare il suo tempo per la vita pubblica, per la vita sociale, con gli stessi diritti e gli stessi doveri.”

Un massone è un cittadino di serie A. Forse sarebbe più corretto dire un cittadino di serie A+. Perché entrare a fare parte di qualche loggia non è così semplice. Non tutti i cittadini possono accedere.

“E’ vero ci sono delle regole molto precise, molto ferree. Bisogna essere cittadini sensibili, avere la fedina penale pulita, e volersi dedicare alla costruzione di un tempio interiore. E’ un lavoro molto faticoso.”

Palazzo Chigi è un covo di massoni?

“Non mi risulta. A voi risulta?”

Si sono fatti nomi eccellenti, anche in passato, tutti affiliati a logge massoniche. Mi riferisco alla P2, alla P3. Che connessione c’è tra il GOI e altre logge massoniche, alcune ritenute logge deviate?

“La P2, era una loggia del Grande Oriente d’Italia. Finì nella mani di Licio Gelli e in quelle mani dimostrò di essere una loggia deviata. I “Fratelli” del GOI, quando si accorsero che era diventata una loggia deviata, espellero il loro capo. La P3 e la P4 non sono logge massoniche. Sono gruppi di persone che forse si riuniscono, ma non so nulla di più. Non c’è alcune legame con questi gruppi.”

Perché non rendete note le liste degli iscritti, come hanno chiesto anche alcuni magistrati? Per il Procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, è sottovalutato il rapporto tra massoneria deviata e 'ndrangheta. Basterebbe rendere noti i registri.

“Il Dott. Gratteri ha parlato di massoneria deviata, il GOI non è massoneria deviata ma massoneria regolare. Perché allora non si chiedono gli elenchi del PD, e questo perché in Calabria sono stati iscritti due-tre sindaci per appartenenza alla malavita organizzata? Gli elenchi non si chiedono. Non è giusto chiedere gli iscritti di un’associazione. C’era un ottimo garante per la Privacy, Stefano Rodotà, che diceva: “la trasparenza assoluta è tipica dei regimi dittatoriali”, e noi viviamo in uno Stato democratico.“

Come valuta l’attuale situazione italiana. Il nostro Paese cerca un riscatto a livello internazionale?

“Non sono un mago, non so che scenario uscirà dalla urne. La mia speranza è che i cittadini italiani vadano a votare. Per andare al voto sono morti molti italiani. Si deve votare anche come omaggio a chi ha dato la vita per la democrazia.”

A cosa serve la massoneria, cosa si decide all’interno delle vostre riunioni?

“Si parla del cielo stellato, di quello che ci hanno ricordato i bambini di Norcia, la città umbra devastata dal terromoto. Pensiamo a quei bambini a cui noi del “GOI” abbiamo donato un impianto di illuminazione nel campo sportivo. Cosa si decide? Si decide quando ci sarà la prossima tornata rituale. Non si parla di chi deve andare in un Consiglio di Amministrazione.”

C’è chi ritiene che la massoneria decida le sorti dello scenario politico ed economico nazionale ma anche internazionale?

“Se ci fossero più massoni al governo, e non solo in Italia, forse il mondo andrebbe meglio.”

Di cosa ha bisogno l’Italia in questo momento?

“Ha bisgno di dialogo, di pacatezza, di confronto, e di rispetto. Perché attraverso il dialogo e il reciproco rispetto si potranno trovare le ricette per dare un forte slancio all’economia e ai diritti civili. L’Italia ha bisogno di molta fiducia e di molta speranza.”

Il 25 febbraio a Firenze la presentazione del libro-documento del Gran Maestro Stefano Bisi

“Massofobia: l’Antimafia dell’Inquisizione”

Appuntamento domenica 25 febbraio alle 16 a Firenze presso l’Hotel Mediterraneo Lungarno del Tempio, dove si terrò la per la presentazione del libro-documento del Gran Maestro Stefano Bisi “Massofobia: l’Antimafia dell’Inquisizione”, che ricostruisce  la complessa ed articolata vicenda dell’indagine dell’Antimafia sulla Libera Muratoria associata alla mafia, del pretestuoso sequestro degli elenchi e delle iniziative legali a livello europeo.

Primo marzo. 

Giornata della Fierezza Massonica. 

Le Case del Goi aperte in tutta Italia

Porte aperte il primo marzo dalle 18 alle 23 delle Case del Grande Oriente per la Giornata della Fierezza Massonica, iniziativa lanciata da Gran Maestro per creare momenti di incontro e dialogo con la società. “Un’occasione per comunicare la bellezza della nostra plurisecolare opera per l’elevazione dell’Uomo e per il Bene dell’Umanità”. Perché questo giorno?  Perché proprio il primo marzo di un anno fa ci fu il triste episodio della visita dei finanzieri dello Scico nella sede del Vascello, disposta dalla  Commissione Antimafia. La perquisizione durò 15 ore e al termine vennero sequestrati gli elenchi dei Fratelli della Calabria e della Sicilia. Un atto  arbitrario e illegale e contro il quale il Grande Oriente ha promosso una azione legale sulla quale si dovrà pronunciare la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e che non ha fermato l’opera dei  Liberi Muratori che, fedeli ai principi di Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza e forti dei loro  immensi valori iniziatici, sono andati avanti con forza e vigore, portando avanti anche importanti azioni di Solidarietà.“Dobbiamo far sì che la Giornata della Fierezza Massonica – ha sottolineato il Gran Maestro – diventi una costante per il nostro amato Ordine e l’occasione in cui esaltare il comune senso d’appartenenza alla più alta forma di Fratellanza creata per lo sviluppo e la grandezza dell’Uomo”.

Iniziative sono state annunciate in Liguria, dove il primo appuntamento con l’Open day della Casa massonica ha già riscosso nei mesi scorsi enorme successo.In  Sardegna: a Cagliari dalle  18,30 alle 22,00 la Casa Massonica aprirà le porte agli  studenti dell’ Università della Terza Età e dove alle 19,00 nella “Sala degli Eventi” il giornalista e scrittore Gianfranco Murtas traccerà una breve storia della Massoneria cagliaritana dal dopoguerra ad oggi; a Sassari l’apertura, riservata per motivi logistici alle famiglie dei fratelli,  è stata fissata tra le 17 e le 19,30; a Iglesias la sede di  via Garibaldi, 42, manterrà il portone spalancato dalle 16,00 alle 20,00 per accogliere  gli Amministratori Comunali, il Sindaco e la Giunta, e gli  Istituti scolastici che sono stati invitati a visitare la casa. Eventi sono stati organizzati anche a Torino dove sarà possibile su prenotazione visitare la sede, a Novara, la cui casa massonica sarà aperta a partire dalle 18, e ancora a Roma, a  Casa Nathan e al Vascello, a Milano , dove sono previste iniziative culturali, a Napoli. In Toscana, a Firenze, dove la Casa dei Liberi Muratori sarà aperta alla cittadinanza con percorsi guidati e si terranno un concerto e un’esposizione di antichi oggetti massonici restaurati; ma anche a Poggibonsi, dove i locali della loggia Arnolfo di Cambio n. 673 verranno aperti al pubblico per la visita alla sede dalle ore 18  alle 20,30 e alle 19 è previsto l’intervento dell’avvocato Mirco Mecacci, che parlerà di “Libertà Di Associazione E Costituzione”. Saranno esposti per l’occasione il libro del Gran Maestro “Massofobia: l’Antimafia dell’Inquisizione” e i libri sul discorso di Gramsci, che saranno distribuiti ai profani.

Iniziative analoghe si terranno in tantissime altre città d’Italia da nord a sud del paese. Il Grande Oriente vuol far conoscere a chi massone non è la propria storia, una storia gloriosa e onorevole, di cui andare fieri appunto. E spiegare qual è la missione straordinaria e bellissima della Massoneria, una missione che vede i liberi muratori dall’inizio dei tempi al fianco dell’Umanità e dell’uomo con lo stile di chi coltiva un ideale etico e lo mette in pratica e di chi sta sempre dalla parte di coloro che fanno gli interessi di tutti e non di pochi e si battono in difesa dei valori fondamentali e non negoziabili, che sono quelli di Uguaglianza, Libertà, Fratellanza.

Centro dentistico di Pinerolo. Al taglio del nastro, con i vertici del Goi il vescovo, il moderatore della Tavola Valdese, due sindaci

Ha aperto i battenti a Pinerolo, ai piedi delle Alpi Cozie,  il primo studio dentistico solidale del territorio. Il centro, realizzato dalla filiale locale degli Asili Notturni Umberto I di Torino e inaugurato il 20 gennaio scorso, offrirà  gratuitamente le sue prestazione a chi ha bisogno di cure odontoiatriche che il sistema sanitario nazionale non è in grado di erogare. Davvero straordinaria la partecipazione alla cerimonia del taglio del nastro, che ha richiamato rappresentanti di realtà profondamente differenti tra loro ma che si ritrovano ad essere legate dal grande valore della solidarietà, che è sempre più importante e necessario nella nostra società: accanto al  Gran Maestro  Stefano Bisi, al Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso, presidente degli Asili di Torino, c’erano anche Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, che ha sostenuto anche con un contributo l’iniziativa, il vescovo  monsignor Derio Olivero, e i sindaci di Pinerolo e di Torre Pellice, Luca Salvai e  Marco Cogno. Il riunito (parola che indica l’insieme delle attrezzature odontoiatriche) che ha riunito, è proprio il caso di dire, quando d’ora in avanti si parlerà dell’ambulatorio dentistico di Pinerolo.

“È vero che abbiamo visioni della vita e del mondo diverse – ha detto il vescovo- ma credo che una cosa sia valida a prescindere dalla sua origine e noi cristiani dobbiamo imparare a riconoscerla. Questo nuovo centro dentistico è un’ottima iniziativa. Sulla stessa linea d’onda il  moderatore della Tavola Valdese, Bernardini. “Se non siamo capaci di metterci insieme per produrre frutti non possiamo fare granché. Ciò che è importante è lo spirito di servizio e di responsabilità. Con questa iniziativa siamo riusciti, a prescindere dalle radici e dai pensieri, a dare un contributo importante a chi ne ha bisogno”. “Molti i fratelli del Grande Oriente di Italia sono valdesi”,  ha tenuto a ricordare il Gran Maestro citando Augusto Comba e Paolo Paschetto, che ha disegnato l’emblema della Repubblica Italiana. Quanto al rapporto  rapporto tra Chiesa Cattolica e Massoneria “negli anni è stato conflittuale -ha sottolineato Bisi-  e ancora oggi in molti credono che tra i due ambiti vi sia ostilità o comunque diffidenza”.

Lo studio dentistico degli Asili Notturni di Pinerolo sarà un centro all’avanguardia: pazienti adulti, minori e disabili potranno avere, a titolo completamente gratuito, avulsioni dentali, devitalizzazioni, otturazioni, igiene dentale e protesi. La segnalazione dei pazienti verrà fatta dagli assessorati alle politiche sociali dei Comuni e dei servizi sociali sul territorio. Cosa che sarà resa possibile grazie al lavoro dei volontari, dentisti e assistenti alla poltrona, che decidono di dedicare un po’ del loro tempo a chi ne ha bisogno. “Salvaguardare la dignità di coloro che si rivolgono agli Asili Notturni in cerca di sostegno –ha detto il Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso-  è sempre stato per noi prioritario ed, in tal senso, i recenti progetti portati avanti dalla nostra Associazione, oltre alla loro fattività e concretezza, si sono rivelati innovativi e davvero funzionali per una fetta di umanità fortemente ai margini e solitamente ignorata dai più. Grazie alla nostra équipe di volontari essenzialmente professionisti, possiamo sentirci dei veri innovatori del cosiddetto welfare non profit che ci ha visto e ci vede realizzare da anni grandi risultati con poche risorse”. Il nuovo centro ricalca quello già in funzione presso gli Asili Notturni Umberto I di Torino che, solo nel 2017, ha eseguito circa 3.465 interventi resi possibili grazie ad un gruppo di lavoro composto da 91 volontari: 48 dentisti, 24 odontotecnici, 14 assistenti alla poltrona, 5 volontari con funzioni organizzative e di segreteria. Il progetto va ad aggiungersi a molti altri servizi analoghi che gli  Asili Notturni Umberto I stanno avviando in tutt’Italia nell’ ambito della Fism, Nei prossimi giorni apriranno i battenti studi odontoiatrici solidali a Perugia, Massa Marittima e Genova.

Chiesa e Massoneria. 

Scambio epistolare sull’Avvenire tra il Gran Maestro Bisi che replica a Don Stamile e il direttore Marco Tarquinio

Il Gran Maestro Stefano Bisi in una lettera al direttore dell’Avvenire Marco Tarquinio replica ad un articolo pubblicato il primo novembre 2017 dal quotidiano dei vescovi italiani a firma del sacerdote Ennio Stamile, referente regionale di “Calabria Libera”  dal titolo “Chiara inconciliabilità. Chiesa e Massoneria, lo ‘scandaloso’ dialogo” in riferimento al convegno “Chiesa e Massoneria. Così vicini, così lontani” organizzato a Siracusa dalla loggia Archimede del Grande Oriente.  Al Gran Maestro risponde Tarquinio, sottolineando come Il dialogo sia  sempre un bene. Riportiamo anche di seguito un altro scambio epistolare tra Bisi e il direttore dell’Avvenire, al quale fa riferimento  oggi Tarquini: un botta e risposta  sulle Massomafie del 16 luglio 2016. 

        La lettera del Gran Maestro Stefano Bisi

Gentile direttore,
ho letto l’articolo pubblicato su “Avvenire” nell’edizione di mercoledì 1 novembre, a firma del sacerdote Ennio Stamile, referente regionale di Libera Calabria, dal titolo «Chiara inconciliabilità. Chiesa e Massoneria lo “scandaloso” dialogo» e vorrei cogliere l’occasione per argomentare alcune riflessioni; ovviamente dal nostro punto di vista di liberi muratori del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, su una vicenda, quella dei rapporti più o meno inconciliabili fra Chiesa e Massoneria, che va avanti sine die da secoli. E che sicuramente continuerà ad alimentare il dibattito teologico e non solo chissà ancora per quanti altri secoli. L’appuntamento organizzato dal Grande Oriente d’Italia a Siracusa ed al quale parteciperanno insieme al vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò e monsignor Maurizio P. Aliotta, i Gran Maestri aggiunti Santi Fedele e Sergio Rosso, nasce col preciso intento di favorire un dialogo in cui, senza pregiudizi e invasioni di campo, senza dogmatismi e accuse, mantenendo ognuno il proprio ruolo, si possa discutere serenamente pur mantenendo le diverse visioni e le distanze. Posso subito rassicurare padre Stamile su un punto: la Libera Muratoria non deve convincere nessuno. Nessuna idea strumentalizzatrice, quindi, e nessuna voglia allo stesso tempo di finire strumentalizzati o colpevolizzati. Ognuno dica chiaramente il proprio punto di vista e, con tolleranza, virtù della quale noi massoni facciamo continuo e saggio esercizio, rispetti quello degli altri. Di certo la Massoneria non potrà mai e poi mai avallare dogmi e assiomi fideistici che sono lontani dalla sua ultrasecolare Tradizione. A costo di continuare a essere tacciata di relativismo. Con padre Stamile, concordo su un punto, quello del dialogo. Lo scrissi qualche anno fa anche al cardinale Gianfranco Ravasi dopo un suo articolo che aveva il tenore di una possibile apertura e di un invito a Iparlarsi. Quella del dialogo è l’unica via percorribile fra Istituzioni che operano per il bene dell’Umanità e la fratellanza. Noi, infatti, lasciamo ciascun fratello libero di credere nella propria religione. Se dopo Siracusa, Chiesa e Massoneria saranno più vicine o sideralmente più lontane lo diranno gli eventi e i comportamenti. Da parte nostra, e approfitto di questa lettera per ribadirlo, non c’è pregiudizio. Forse più nell’ambito ecclesiastico serve ancora una dose massiccia di coraggio per superare gli stereotipi con cui ancora viene vista la Massoneria, superare la paura di parlarsi intellettualmente ed essere pronti ad intraprendere anche dei percorsi comuni sulle cose che avvicinano più che su quelle che sembrano insormontabili o inconciliabili. Oltre che la teologia bisogna anche sapere usare la ragione e il cuore. Noi massoni siamo uomini del dialogo e siamo pronti a dimostrarlo ancora una volta e senza condannare o scomunicare nessuno.

Stefano Bisi Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

La risposta del direttore Tarquinio

Il dialogo è sempre un bene, gentile dottor Bisi. E io, un po’ per indole e molto per maturata convinzione, sono tra quanti lo perseguono anche con coloro che appaiono (poco o tanto) lontani dai miei valori di riferimento o anche solo dalle mie personali opinioni. Proprio per questo ho apprezzato molto, e ho pubblicato con evidenza su “Avvenire”, la riflessione che mi ha inviato don Ennio Stamile sul pubblico confronto tra due illustri teologi e altrettanti esponenti di spicco del Grande Oriente d’Italia, la comunione massonica di cui lei è oggi massimo esponente. Capisco bene perché alcune argomentazioni del sacerdote calabrese, impegnato sia nel servizio ecclesiale sia nella battaglia civile di Libera contro ogni “oscuro potere”, l’abbiano indotta a inviarmi questa lettera. Spero che, anche per la sua esperienza professionale di giornalista, mi capirà e perdonerà per averla dovuta leggermente ridurre, ma noterà che ho rispettato il cuore del suo ragionamento. Per gli stessi motivi di spazio mi limito, qui, a due rapide annotazioni. La prima è una presa d’atto: noto che, alla sua maniera, lei ribadisce l’attualità delle ragioni di «inconciliabilità» tra sguardo cattolico e visione massonica: «Maie poi mai… », scrive, a proposito dei cardini della fede professata da un miliardo e trecento milioni di cattolici. È questo che inesorabilmente “scomunica”: se non si condivide l’essenziale, non si è parte di una comunità… La seconda è un augurio che colgo: un pubblico dialogo tra portatori di punti di vista (e modi di proporsi) così differenti è un segno buono. Tutto ciò che, con onesto e semplice coraggio, avviene con rispetto, chiarezza e alla luce del sole lo è.

P.S. Sono curioso di vedere se nel dare conto del piccolo dialogo epistolare con me, gentile dottor Bisi, lei stavolta riterrà utile far menzionare dal sito del Goi pure la mia risposta. In occasione del nostro primo scambio di lettere su “Avvenire” del 16 luglio 2016 («Massomafia, la massoneria protesta. Ma è realtà antica e problema vero ), questo invece non è avvenuto. La cosa mi ha colpito e un po’ sorpreso. I cattolici ascoltano la voce di tutti e, quando è il caso, per quanto possibile la ospitano, dando spazio a ragioni diverse dalle proprie. Anche i massoni – che lei definisce attenti fautori della tolleranza e propone come veri cultori del confronto – non dovrebbero essere da meno. È nelle piccole cose che si mettono alla prova i grandi propositi… o no?

Riportiamo  di seguito un altro scambio epistolare tra Bisi e il direttore dell’Avvenire, al quale accenna nella sua risposta di  oggi  a Bisi Tarquini: un botta e risposta  sulle Massomafie apparso sul giornale dei Vescovi il  16 luglio 2016. 

La lettera di Bisi

Egregio direttore.

scrivo questa lettera con grande turbamento e profonda indignazione per quanto ho letto sul suo giornale in un commento di Davide Imeneo pubblicato il 13 luglio scorso dal titolo «Chiamiamola massomafia». Mi duole veramente dirlo ma credo che in questa occasione siano stati superati tutti i limiti del buonsenso e della libera opinione. L’articolista nel raccontare l’inchiesta giudiziaria in corso in Calabria e citando alcune dichiarazioni di pentiti avvalora in chi legge e quindi nell’opinione pubblica una tesi, quella della n’drangheta ormai confluita nella Massoneria, anzi «sotto la Massoneria» che è veramente un pugno nello stomaco per tutti quei fratelli che orgogliosamente e nella piena legalità e trasparenza lavorano secondo i nobili principi della Libera Muratoria Universale per migliorare se stessi e l’Umanità non certo intrallazzando con la criminalità organizzata o addirittura facendola confluire direttamente all’interno dell’Istituzione. Simili accostamenti sono totalmente arbitrari ed estremamente preoccupanti per tutti i massoni delle Obbedienze regolari. Totalmente inaccettabile è poi il fatto che venga coniato un termine «massomafia» che marchia in modo inaccettabile, infamante e totalmente falso una Istituzione che con la Mafia non ha nulla da spartire. Le parole sono come macigni e prima di scriverle bisognerebbe usare la massima cautela. Noi liberi muratori del Grande Oriente d’Italia pretendiamo solamente rispetto, una parola che purtroppo nell’odierna società e nel continuo e devastante decadimento dei valori sta scomparendo dal vocabolario dell’umana intelligenza, e non di essere infangati ed offesi per colpe che non abbiamo ed esposti ai pericoli di folli vendicatori. Pertanto, nel respingere in toto quell’aberrante parola – «massomafia» – e nel rimanere amareggiato per l’increscioso passaggio dell’articolo confido che in futuro, nella più ampia libertà di critica e di opinione, la massoneria non venga ancora additata con un neologismo che non merita e che ne lede l’immagine e la sua grande opera per il bene e non il male dell’umanità.

Stefano Bisi, gran maestro del Grande Oriente d’Italia

    La risposta del direttore Tarquinio

Capisco il suo punto di vista, gentile dottor Bisi. E so che è espresso con genuina intenzione, visto che ho avuto modo di conoscerla quando io non ero direttore, lei non era ciò che è oggi ed entrambi eravamo giovani cronisti in un giornale diffuso nella viva provincia italiana tra Umbria e Toscana. Ma penso che nel suo ruolo di Gran Maestro del Goi-Palazzo Giustiniani, ovvero della più numerosa comunione massonica italiana (le stime parlano di almeno 22mila iscritti), lei possa e debba dolersi soprattutto del fatto che affiliati alla ’ndrangheta siano o siano stati anche “fratelli” accettati e riconosciuti in logge massoniche (non sono così esperto della materia da dirle di quale “obbedienza”). E penso anche che possa e debba indignarsi per ben altro e cioè per la verifica da parte della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria del collegamento strutturale tra i gruppi malavitosi che gli atti dell’inchiesta “Fata Morgana” (maggio 2016) definiscono la «’ndrangheta militare» e la «’ndrangheta massonica» illustrandone l’interazione a partire dalla fine degli anni 70 del secolo scorso. Parole e concetti che ricorrono decine di volte negli atti e anche in un illuminante video del Ros dei Carabinieri visibile su internet ( https://youtu.be/3EfZSp1kFkI ). E che appena ieri, sabato 16 luglio, abbiamo dovuto rimettere in pagina dando conto di una nuova riuscita operazione antimafia. Si tratta, come sinceramente spero, di personaggi di una «massoneria deviata»? C’è da augurarsi che emerga. E perché questo accada è necessario che lo si dica, lo si denunci: quei «liberi muratori» non vanno solo smentiti, vanno sconfessati. Per questo – e per come la conobbi ritengo che lei se ne renda perfettamente conto – servono dosi serie di chiarezza e di trasparenza, e il coraggio della ramazza. Che non va usata di certo per mettere la polvere (in questo caso da sparo, o di sporchi affari) sotto al tappeto. Serve, insomma, la stessa sana fatica che altre realtà – civili e anche ecclesiali – affrontano a causa dei “tradimenti” e delle “sporcizie” che emergono al loro interno. Anche così si affianca con efficacia la battaglia per la giustizia della magistratura, delle forze dell’ordine, della buona politica e della vera società civile.

E vengo al termine «massomafia», che tanto la inquieta e che lei considera un «neologismo». In verità non una nostra creazione. È una citazione. È infatti il frutto della fulminante intuizione e sintesi di Giovanni D’Urso, urbanista, accademico, insigne e generoso protagonista della lotta alla mafia, fondatore nel 1984 dell’associazione “I Siciliani” per rendere omaggio e continuare l’impegno di Pippo Fava, grande e scomodo cronista e intellettuale assassinato in quello stesso anno dai sicari di “cosa nostra”. Mi creda, gentile dottor Bisi, «aberrante» non è il termine «massomafia» riproposto con asciutta lucidità nel commento del nostro editorialista, ma la realtà di comitati d’affari e di intrecci tra logge e ’ndrine (o cosche o clan) che esso descrive. Una realtà criminale che non dubito sia diversa dalla massoneria che lei rivendica con orgoglio di rappresentare, ma che purtroppo esiste e inquina da gran tempo e in diverso modo la vita del nostro Paese. La massomafia c’è, eccome: va riconosciuta, portata allo scoperto e sconfitta. A ognuno, massoni compresi, spetta di fare fino in fondo la propria parte. Senza paura delle parole, a viso aperto.

 


300 ANNI DI MASSONERIA

La Massoneria batte i Pink Floyd. A Londra si festeggiano i 300 anni con il Duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia Unita d'Inghilterra. E si festeggiano così...

Equinozio di Autunno e XX Settembre. Celebrazioni a Roma dal 16 al 20 settembre

Consuete celebrazioni del Grande Oriente d’Italia a settembre per la ricorrenza dell’Equinozio di Autunno, che ogni anno segna la ripresa dei lavori delle logge dopo la pausa estiva, e l’anniversario del XX Settembre 1870, data storica dell’Unità d’Italia, che con la Breccia di Porta Pia unì Roma al paese. Cinque le date dei festeggiamenti nazionali che si svolgeranno nella capitale dal 16 al 20 settembre a cura della Massoneria del Grande Oriente d’Italia.

Sabato 16 settembre 

Giornata clou delle celebrazioni sarà sabato 16 settembre con mattina e sera dense di attività al Vascello (Via San Pancrazio 8, Roma), sede nazionale del Grande Oriente.

Alle ore 10 – e fino alle 12,30 circa – è previsto un dibattito con interventi di esponenti del mondo della cultura e della comunicazione. “Oltre. Per una nuova stagione dei diritti” è il titolo dell’incontro, che è poi il tema generale della manifestazione, le cui conclusioni sono affidate al Gran Maestro Stefano Bisi.

Dopo una pausa, i festeggiamenti riprendono nel primo pomeriggio per proseguire fino a sera inoltrata e la tradizionale allocuzione del Gran Maestro sarà il momento centrale di tutta la giornata. Il programma prevede:

ore 16 | “Insieme nel Giardino della Fratellanza”, incontro con il Gran Maestro e la Giunta

ore 17 | Concerto della Banda Nazionale Garibaldina di Poggio Mirteto

ore 18 | Dante Esoterico. Lectura Dantis… in concerto. Recital di Emanuele Montagna con musiche originali di Franco Eco

ore 19:30 | Allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi 

I festeggiamenti del 16 settembre si chiuderanno con un buffet. Tutti gli eventi sono pubblici ma per intervenire nel pomeriggio è necessaria la registrazione. Gli iscritti al Grande Oriente d’Italia e gli altri ospiti potranno accreditarsi scrivendo, entro l’8 settembre, a: xxsettembre@grandeoriente.it.

Domenica 17 settembre

Ancora attività al Vascello. Due gli eventi interni: alle 9:30 la riunione del Consiglio dell’Ordine e alle 15 quella dei Presidenti dei Collegi Circoscrizionali. Gli eventi aperti a tutti avranno inizio nel tardo pomeriggio:

ore 18 | Concerto della Banda Nazionale Garibaldina di Poggio Mirteto

ore18:45 | Un sogno oltre lo sport. Presentazione dell’iniziativa di sostegno alla squadra di basket in carrozzina di Reggio Calabria

ore 19:30 | Consegna Premio Giacomo Treves. Saranno premiati i vincitori della XII edizione della rassegna biennale del Grande Oriente d’Italia che promuove studi specialistici sulla Massoneria ancora inediti. Il Premio è dedicato a Giacomo Treves, membro del “Comitato Segreto” dell’impresa dannunziana di Fiume le cui carte sono state donate al Grande Oriente dai figli Eugenia e Giorgio con la richiesta di istituire, a suo nome, borse di studio per ricerche sulla Libera Muratoria in Italia e all’estero. In questi anni il Premio ha valorizzato molte opere in varie discipline e nell’ultima edizione si è rivolto anche agli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. Giacomo Treves, massone, fu maestro venerabile della storica Loggia Ausonia di Torino e a Trieste, alla fine del primo conflitto mondiale, fondò la Loggia Guglielmo Oberdan.

ore 20:30 | Dio e Popolo. Spettacolo teatrale sulla vicenda della Repubblica Romana liberamente tratto da uno scritto originale di Sandro Giacchetti. Regia di Stefano Alleva.

Michele Cammarano, La carica dei bersaglieri alle mura di Roma (1871, Napoli, Museo di Capodimonte)

Lunedì 18 Settembre

ore 10 Cimitero di Anzio | Onori al Bersagliere Niccolò Scatoli

ore 18 Il Vascello | Un eroe di oggi. Premiazione del giovane atleta Valerio Catoia

ore 18:30 Il Vascello | convegno “Niccolò Scatoli, eroe e spirito di un’epoca”. Il bersagliere Scatoli, la mattina del 20 settembre 1870 ha assistito allo sgretolarsi delle prime mura di Porta Pia, sotto il fuoco dell’artiglieria italiana. È lui uno dei due trombettieri ritratti da Michele Cammarano nel celebre dipinto che celebra l’ingresso dei bersaglieri a Roma.

Martedì 19 Settembre

ore 18 Il Vascello | Vascello Letterario. Rassegna culturale del Grande Oriente d’Italia che vede protagonisti i libri, con i loro autori, in una carrellata di titoli dai generi diversi. L’evento si svolge in collaborazione con il Servizio Biblioteca.

Mercoledì 20 settembre

Sarà un altro giorno di celebrazioni che ricorderà l’ingresso dei bersaglieri a Roma attraverso la Breccia di Porta Pia. La Massoneria del Grande Oriente d’Italia, in questi 147 anni, ha mantenuto viva la memoria storica di quegli eventi che sono il culmine dell’epopea risorgimentale e anima dell’identità del nostro paese. Il Gran Maestro Stefano Bisi con una delegazione si troverà, come ogni anno, presso la targa che ricorda i fatti del 20 Settembre 1870 dove sarà deposta una corona d’alloro e lo stesso Gran Maestro terrà un breve discorso commemorativo. Una corona sarà collocata anche alla base del monumento a Giuseppe Garibaldi sul Monte Gianicolo. Tutti sono invitati a partecipare.

L’appuntamento è alle 15:30 al Gianicolo e alle 16:30 a Porta Pia


Porta Pia fu fatta erigere a Roma nel 1561 da Pio IV, presso l’antica Porta Nomentana, su disegno di Michelangelo. Il 20 settembre 1870 il tratto tra Porta Pia e Porta Salaria fu l’obiettivo dell’attacco principale delle truppe italiane, guidate dal generale Raffaele Cadorna, contro l’esercito papalino per l’occupazione di Roma. I primi colpi di artiglieria raggiunsero le mura alle 5,15. I pontifici alzarono la bandiera bianca alle 10,05, mentre i reparti più prossimi all’ampio varco, che nel frattempo era stato aperto, davano inizio all’ingresso degli Italiani a Roma. Il primo soldato a varcarlo  fu il sottotenente Federico Cocito della 5ª batteria del 9° reggimento artiglieria pesante comandata dal Capitano Giacomo Segre. Tra i giornalisti al seguito degli artiglieri italiani c’era anche Edmondo De Amicis che immortalò con queste parole quello storico momento: “Porta Pia era tutta sfracellata; la sola immagine della Madonna, che le sorge dietro, era rimasta intatta; le statue a destra e a sinistra non avevano più testa; il suolo intorno era sparso di mucchi di terra; di materassi fumanti, di berretti di Zuavi, d’armi, di travi, di sassi. Per la breccia vicina entravano rapidamente i nostri reggimenti”.

‘La presa di Roma’, realizzato nel 1905, è il primo film prodotto in Italia da una casa cinematografica. Il regista, Filoteo Alberini, maestro massone del Grande Oriente d’Italia, ha compreso che il cinema rappresenta uno strumento pedagogico formidabile per costruire un’identità nazionale fondata sui valori morali e civili del Risorgimento.

Breccia di Porta Pia in una foto d’epoca

Da quel giorno soleggiato di fine estate di 147 anni fa, in cui a tuonare erano stati i cannoni, la Breccia di Porta Pia è simbolo dell’Unità d’Italia. L’apertura di quelle mura consentì lo scambio di uomini e di idee e l’avvio del nostro paese alla modernità. Nel 1895 il XX Settembre diventò festa nazionale, poi revocata nel 1930 dopo la firma dei Patti Lateranensi. Di recente sono stati presentati disegni di legge per ripristinare la festività. Oggi, il dissidio che a lungo oppose Stato e Chiesa è stato superato con la conciliazione dei valori laici e cattolici in nome di un unico spirito nazionale che coniuga tutte le radici culturali del nostro paese. Nel 2010 il cardinale Tarcisio Bertone, che all’epoca era segretario di stato vaticano, ha partecipato per la prima volta alle celebrazioni del XX Settembre a Porta Pia insieme all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.