Libertà - Uguaglianza - Fratellanza

Morirò per permetterti di esprimere sempre il tuo pensiero.

In ricordo di Giovanni Becciolini
3 ottobre 2022

Come ogni anno il 3 ottobre le Istituzioni e le Logge ricordano il martirio del Fratello Giovanni Becciolini.
Giovane segretario di Loggia, fu ucciso dalle squadre fasciste la notte del 3 ottobre in via dell'Ariento a Firenze. Volevano i nomi dei Fratelli, volevano arrestare Napoleone Bandinelli, Maestro Venerabile che il Becciolini riuscì a fare fuggire.
Anche questo anno il Gran Maestro Onorario G. Becciolini è stato ricordato dal Comune di Firenze che ha deposto una corona al cimitero di Trespiano sulla tomba. Presenti con i labari la R.Loggia Becciolini di Ravenna e la R.Loggia Avvenire di Firenze  che riscoprì e portò all'attenzione questo dramma del nostro passato e che stabilì i rapporti con i discendenti in Svizzera. Moltissimi i Fratelli presenti.

L’allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi.
“Difendiamo il valore della laicità.
Il XX Settembre é una festa da ripristinare”

Buonasera a tutti, gentili signore, cari amici e cari fratelli e grazie di essere qui insieme ai membri della giunta del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani che invito ad affiancarmi anche in questa allocuzione.

Il gran maestro aggiunto Antonio Seminario, il primo gran sorvegliante Sergio Monticone, il secondo gran sorvegliante Marco Vignoni, il grande oratore Michele Pietrangeli, il gran tesoriere Giuseppe Trumbatore, il gran segretario Emanuele Melani, il presidente dei grandi architetti revisori Fabio Federico, i consiglieri dell’Ordine in giunta Adriano Tuderti da Roma e Antonio Mattace Raso da Bari.

Siamo lieti e onorati di darvi il benvenuto alla celebrazione del XX Settembre e di vedervi in tantissimi al Vascello. Siamo lieti e onorati   di darvi il benvenuto alla celebrazione del XX Settembre e di vedervi in tantissimi al Vascello. Vi ringrazio, cosi come desidero ringraziare un fratello,  che ha pensato questo giorno, che ha atteso questo giorno preparandolo in maniera meticolosa che purtroppo oggi non é qui insieme a noi. E’ il nostro fratello Massimo. Il primo applauso va a lui. Va a lui insieme a lui ai fratelli che ha addestrato mirabilmente in questa occasione. Se tutto va bene il merito è suo, se qualcosa non va bene la responsabilità è esclusivamente mia.

Grazie Massimo per quello che hai fatto per questo appuntamento che è fra i più importanti fra quelli che il nostro Ordine celebra ogni anno.

E oggi, come in passato, il nostro obiettivo è sempre lo stesso: celebrare tutte le battaglie della libertà, a cominciare da quella che nel 1870 con la Breccia di Porta Pia pose fine al dominio della Chiesa, favorendo la nascita dell’Italia libera e laica.


E da uomini liberi e aperti al Mondo, da convinti e solerti propugnatori della Tolleranza verso Tutto e Tutti, noi massoni del Grande Oriente d’Italia continuiamo con orgoglio e senza alcuna paura a sbandierare il valore della Laicità, di questa parola spesso abusata e mortificata che fa parte del nostro dna, del nostro modo di essere e di agire da liberi muratori e liberi cittadini. Lo abbiamo fatto in passato, nelle epoche più buie della storia, e continuiamo a farlo oggi con quella responsabilità che ci spinge sempre ad azioni volte al Bene di tutti e dello Stato in cui viviamo e del quale rispettiamo la Costituzione e le leggi che alla stessa si conformino.

Laicità per noi, in coerenza con quanto dettato dalla Corte Costituzionale, non significa rifiuto o negazione della religione, della fede, di Dio ma rispetto di tutte le proprie personali e legittime convinzioni e lo Stato è, e dev’essere, il garante di tutti. Di tutte le fedi, di tutte le convinzioni, di tutte le religioni. E’ per questo che celebriamo il XX settembre e dovrebbero farlo tutti coloro che credono nell’unità dello Repubblica italiana. E questa festa dovrebbe essere ripristinata nel calendario civile come indicato da alcune proposte di legge presentate in parlamento e finite nel nulla. Non si tratta di innalzare barriere anticlericali ma dare il giusto valore a una data fondamentale della storia civile italiana a cui tutti dobbiamo inchinarci con rispetto.

Ecco, la parola rispetto.

In tempi carichi di odio e di guerre noi pronunciamo questa parola che sembra eresia. Lo facciamo con costanza. Abbiamo la scorza e la testa dura come gli antichi muratori e come la solida calcina che usiamo per unire le nostre lucenti pietre per la simbolica costruzione del Tempio. Siamo stati capaci di non piegarci alla violenza della pandemia che ci ha costretto in alcuni periodi a chiudere i templi e a non poterci abbracciare e lavorare ritualmente. Ma il virus non ci ha impedito ne’ potrà mai impedirci di continuare la nostra Grande Opera, per l’affermazione dei principi di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Ci siamo ritrovati, appena è stato possibile, osservando tutte le precauzioni, indossando la mascherina e senza stringerci le mani. Per due volte ci siamo trovati in gran loggia, nel 2020 e nel 2021. Precisi, rigorosi, non ci siamo abbracciati ma siamo stati appaiati. Quando ci abbracciamo diventiamo una sola persona. L’abbraccio, che ci è mancato, lo hanno inventato per questo. Non abbiamo potuto farlo per due lunghi anni e anche ora dobbiamo essere molto prudenti. Ma anche senza abbracci la catena d’unione non si spezza. Vorrà dire che cammineremo appaiati ma non mancherà il sostegno dell’uno all’altro, il conforto, il senso di comunione, come abbiamo fatto in questi anni durissimi trasformando le pietre simboliche del nostro lavoro rituale in reali e solidi Mattoni della fratellanza.

Così l’abbraccio c’è stato comunque, lo abbiamo fatto sopravvivere a tutte le intemperie, perché veniamo da lontano. Abbiamo attraversato, tra la luce e il buio, tutte le epoche perché siamo eterni e instancabili “viaggiatori nel tempo”. Veniamo dal passato ma siamo presenti nel tempo, senza esserne schiavi, e proiettati nel futuro. Le nostre radici sono forti come quelle degli alberi, come le radici di quel tiglio che è lì, di fronte a me, come una sentinella, che guarda quello che facciamo e, se lo facciamo bene, ci protegge. Ne ha viste di tutti i colori; è il tiglio più antico di Roma. Ha radici solide perchè antiche, è cresciuto negli anni, e l’albero che cresce non ha paura delle proprie radici che si protendono a dismisura sottoterra.

Guardiamo avanti. Andiamo avanti. La nostra meta finale è e resta quella della Fratellanza Universale, la realizzazione di un futuro di pace e cooperazione dei popoli dove tutti siano fratelli di tutti.

Certo non abbiamo i paraocchi e da tempo abbiamo capito di avere a che fare con un periodo complicato per l’Umanità, e quindi anche per noi. Percorriamo una strada lastricata di allarmi e macigni che si chiamano pandemia, guerra nel cuore dell’Europa e cambiamenti climatici che diventano sempre più preoccupanti.

La pandemia ci ha distanziati, martoriati negli affetti più cari e ci ha anche resi più cupi e persino egoisti. Ha diviso gli uomini di Scienza, ai quali va il nostro sentimento riconoscente per quello che hanno fatto, soprattutto a coloro che “hanno fatto”.

Non siamo ancora usciti dal ciclone covid. Attenzione e prudenza.

Restano i problemi legati all’economia, al lavoro perso da tanti, a quello sottopagato e a quello che non c’è. Solo il lavoro dà dignità ad ogni persona. Nessuno ne deve essere privato, tutti devono avere maggiori opportunità. Noi non diciamo per chi votare o per chi non votare perchè rispettiamo le regole del nostro essere al governo del Grande Oriente d’Italia ma auspichiamo che il nuovo parlamento possa varare preparare e attuare progetti capaci di affrontare le emergenze e garantire la dignità del lavoro a tutti e l’istruzione a tutti, perchè non vorremmo che tra carolibri e crisi energetica fosse ancora la scuola pubblica a rimetterci e soprattutto non vogliamo che a farne le spese siano i ragazzi e soprattutto i figli delle famiglie in difficoltà. Non lo vogliamo!


E si spera inoltre che al più presto possa chiudersi la pagina drammatica della guerra in Ucraina che ha portato morti e distruzioni. Noi, abbiamo dato un piccolo contributo, facendo dialogare in Gran Loggia i fratelli ucraini e russi e aiutando i nostri fratelli che hanno avuto case e posti di lavoro distrutti. Crediamo che solo una forte politica diplomatica possa e sia necessaria per far sedere al tavolo le parti in causa e arrivare a un piano di pace.
Non sappiamo ancora quando finirà questa maledetta guerra ma sappiamo bene quali sono i rischi d’estensione del conflitto vista la notevole quantità di armi atomiche in grado di distruggere l’umanità.


Sappiamo anche quanto male tutti stiamo facendo da decenni alla Terra. Parlo del problema clima. Sempre più attuale, sempre più vitale. Abbiamo preso in giro Greta Thumberg. Lei si è presa la sua rivincita e ci ha avvertito: “La crisi climatica continuerà a intensificarsi e a peggiorare finché mettiamo la testa sotto la sabbia e diamo la priorità al profitto e all’avidità rispetto alle persone e al pianeta”. Quante volte ho ripetuto l’affermazione del capo indiano: “Non è la terra che appartiene a noi ma noi che apparteniamo alla Madre Terra”. Difendiamo il pianeta e pensiamo anche a irrorarla con l’acqua che è fondamentale per la vita di uomini, animali e piante.

L’acqua è come la libertà, te ne accorgi quando manca. La siccità da record di questa estate ha colpito le colture e ha provocato danni ambientali. Dopo aver sottovalutato e perfino ridicolizzato l’attivista svedese ora ci accorgiamo che senz’acqua muore la vita. Senz’acqua non c’è vita. A prendere sul serio Greta sono stati solo i più anziani, i nonni, coloro che hanno bevuto l’acqua tirata su dal pozzo con secchi di alluminio, coloro che hanno fatto il bagno nel catino, coloro che non avevano il rubinetto nel lavandino e chi andava a lavare i panni nel fiume. Loro sì, hanno capito che questa ragazzina svedese aveva visto lontano. Anzi, molto vicino, perché i grandi e piccoli fiumi italiani in estate sono stati quasi in secca. Il Po, il Tevere. Anche l’Arno: la sorgente ridotta a un rigagnolo sotto la lapide con i versi di Dante: “un fiumicel che nasce in Falterona e cento miglia di corso nol sazia…”.

Allora riflettiamo e soprattutto cominciamo ad agire.

Il futuro dei Viaggiatori nel tempo è essere ancorati alla terra. Ma essere ancorati alla terra non vuol dire non andare avanti con intelligenza e prudenza, equilibrio e coraggio. Mi viene in mente un simbolo, l’aratro. Ho avuto la fortuna di conoscere questo antico strumento per rivoltare la terra, per aprirla alla fecondazione. Ormai è un oggetto dimenticato, relegato in qualche museo della civiltà contadina. L’aratro rappresenta la continuità, direi l’unicità, tra oggetto, animale, uomo.

Il bue che trascina l’aratro con fatica, l’uomo che lo guida con destrezza e precisione (“Stai al solco” diceva il contadino), che lo preme con vigore nel terreno e il vomere d’acciaio penetra nel profondo della terra. L’aratro è indice di potenza, di forza, di pazienza, di caparbietà, di fiducia del futuro perchè prepara la terra che aspetta l’acqua, il sole e la cura dell’uomo per il seme.

L’aratro è memoria. Ma il mondo è in evoluzione, cambia, si trasforma. L’aratro, così come lo abbiamo conosciuto, non c’è più. Non facciamoci trovare impreparati ma neppure dobbiamo farci schiacciare dalle trasformazioni. C’è un marchio, è il marchio di una banca popolare della campagna toscana che è un’efficace sintesi di tradizione e innovazione: i manici dell’aratro si trasformano in sottili ali sospese nell’aria, il vomere assume la sembianza e la leggerezza del volo di un gabbiano, dalla profonda terra all’azzurro del cielo.

Guardare in alto, volare in alto, volare verso il cielo, con i piedi sulla terra. Quello che sta in alto è come ciò che sta in basso, quello che sta in basso è come quello che sta in alto.

Il Grande Oriente d’Italia è stato sempre capace con i suoi uomini di andare incontro al futuro interpretando e talvolta anticipando i cambiamenti dell’umanità e contribuendo alla crescita e al Bene di tutti. Lo facciamo ancora preparando uomini che vogliono essere migliori, non “i migliori”. Uomini migliori che fanno parte di una squadra, che fanno parte di un’orchestra. Nessuno di noi può suonare la chitarra e il piano nello stesso momento. Nessuno di noi, da solo, è più forte di tutti noi insieme.

Dice Michael Jordan, il più grande giocatore di basket di tutti i tempi: “Il talento ti fa vincere una partita, il gioco di squadra ti fa vincere i campionati”. E noi vogliamo vincere i campionati. Di qualche vittoria portiamo lo scudetto nell’anima, in un luogo invisibile, altri si aggiungeranno.

I nostri campionati vinti sono stati la nascita della Fondazione (Domani sarà visitabile la sede, per la prima volta, con le stanze più belle del Vascello), e l’acquisto e la valorizzazione delle case-gioiello di Bologna, Cosenza, Pescara, Udine, Taranto.

Il nostro campionato vinto è la convenzione con l’Archivio centrale dello Stato che ci fa riportare a casa i documenti sequestrati con la violenza dal fascismo; e poi la resistenza alle pretese della commissione Antimafia dell’altra legislatura che voleva metterci fuori legge (lo scrisse nella relazione finale. Noi ci siamo ancora); e poi, un altro campionato, le richieste di un magistrato che trenta anni fa, il 20 ottobre, mandò qui, al Vascello, i carabinieri per prenderci gli elenchi. Li mandò qui, in questo palazzo, per prendere i nostri nomi. Li prese dopo giorni e settimane di paure e un’inchiesta finita nel nulla per ben due volte. E le ormai tristemente famose liste Cordova sono ancora in rete, si trovano su internet. Dovranno sparire. Non è facile, ci stiamo lavorando. Lo dobbiamo ai fratelli passati all’oriente eterno, alle loro famiglie che per quei sequestri e quelle liste di proscrizione hanno subìto, e subiscono ancora, danni morali e materiali.

Quei giorni di 30 anni fa furono devastanti per il Grande Oriente d’Italia. Rimanemmo soli, circondati da diffidenze e da pochi amici; anche dall’estero alcuni ci sbeffeggiarono e ci tolsero il saluto. Ma a volte ritornano. Oppure arrivano nuovi amici. La Sovrana Gran Loggia di Malta ci ha chiesto il riconoscimento poche settimane fa. Ne siamo orgogliosi. Ringrazio anche oggi il gran maestro della Sovrana Gran Loggia di Malta che ha chiesto di suggellare con un atto formale la fratellanza con il Grande Oriente d’Italia. Grazie Simon. Grazie per la sensibilità e l’affetto che ci hai voluto dimostrare nonostante le malevole incursioni di qualche pifferaio poco magico e molto maldicente.

E’ il primo passo… per….per ristabilire la Giustizia. Ci riprenderemo quello che anche per colpa di traditori ci è stato ingiustamente tolto. E ce lo riprenderemo perché ce lo meritiamo.

Il Grande Oriente d’Italia, da tre anni è nella Confederazione massonica interamericana e si è guadagnato sul campo la dignità internazionale. Aumenterà ancora. Statene certi, a dispetto di qualche uccello del malaugurio e di qualche denigratore seriale che vorrebbe l’opposto. Si dirà: “Non c’è tempo”.

Il tempo non ci manca, “nella vita ci sono più giorni che salsicce” dicono nelle campagne toscane.

E, a proposito di tempo e di date, non dimenticate il 13 ottobre. Tra un mese saremo al Consiglio di Stato al quale ci siamo rivolti affinchè rimetta al Tar del Lazio la decisione sulla proprietà di palazzo Giustiniani. Noi e i nostri avvocati siamo convinti che quel palazzo deve tornare a chi ne è proprietario. E il proprietario è il Grande Oriente d’Italia. Lo dicono le carte, si rileva dai documenti. La Giustizia, siamo certi, farà…giustizia perchè è più forte delle violenze e degli inganni. Lì è stato ucciso un nostro fratello, il gran maestro aggiunto Achille Ballori; lì i nostri fratelli hanno resistito agli assalti degli squadristi. I fascisti si presero quel nostro palazzo. Con la forza, mentre il gran maestro era al confino di polizia e non poteva reagire. La Repubblica ha firmato un atto pubblico in cui ci assegna 140 metri quadrati per allestirvi un museo. Non pensino che ci dimentichiamo di quello che è giusto e dovuto, di quello che è stato scritto e firmato, di quello che è stato annunciato nel 1988, pensate, dall’allora presidente del Senato Giovanni Spadolini quando disse che quel museo doveva testimoniare “il significato del contributo che il Grande Oriente d’Italia ha reso alla tormentata storia d’Italia dal Risorgimento in poi. Ed è così che il Senato -deceva Spadolini- patrocinerà idealmente la costituzione di un museo che possa rendere pubbliche quelle testimonianze intrecciate alla nostra vicenda nazionale”. Non abbiamo paura a rivendicare quello che ci spetta.

Noi non ci facciamo immobilizzare dalle paure. Sappiamo trasformare i momenti difficili in opportunità perchè la nostra agenda è dettata dalla voglia di fare, non dalla paura. E’ dettata dai desideri. Dalle visioni, non dagli incubi. La nostra agenda è fatta di desideri, di ambizioni legittime.

Semmai, ognuno di noi dovrebbe mettere da parte visioni condominiali e avere qualche visione un po’ più alta ed evitare tutti i rischi di cadere nel narcisismo che nasce dalla legittima e umana aspirazione ad avere riconoscimento e attenzione ma l’ambizione sfrenata diventa patologia socialmente distruttiva quando l’io prevale sul noi. Noi, che riteniamo di essere iniziati, non possiamo derogare dalla via maestra da percorrere senza cadere nelle molteplici trappole dell’ego e dell’interesse personale.

Non si deve dimenticare la leggenda di Hiram e dei tre cattivi compagni che si chiamavano menzogna, fanatismo, smisurata ambizione. Dico questo perché chi bussa alle porte del Grande Oriente d’Italia presta una promessa solenne e spontaneamente si impegna a rispettare le regole sancite dalle Costituzioni e dagli Antichi Doveri che non sono in contrasto con la Costituzione della Repubblica e le leggi dello Stato, ma con loro si armonizzano, e si impegna moralmente a rispettare questo patto associativo anche nel caso, spiacevole, di incappare in un procedimento disciplinare interno per un comportamento non appropriato e disdicevole. E’ tutto qui. E’ tutto molto semplice da capire per chi vuol capire. Non c’è supremazia delle nostre regole interne sulle leggi dello Stato (ci mancherebbe altro) ma di questioni disciplinari liberomuratorie si parla al nostro interno, non sui social e non nelle aule di un tribunale civile. Spero di essere stato chiaro.

Allora cari amici, cari fratelli, voglio concludere questa allocuzione dedicata al viaggio attraverso le intemperie invitando tutti riflettere sulle parole di un’antica leggenda che ha come titolo “Anche questa passerà”.

Un re chiese ai saggi di corte un anello speciale: “Voglio che fabbrichiate per me un anello che racchiuda un messaggio che possa aiutarmi nei momenti di disperazione. Il messaggio dovrà essere breve, affinché possa essere contenuto nell’anello”. Gli eruditi non sapevano come trovare un messaggio di sole due o tre parole.

Il sovrano aveva un vecchio servo, che con umiltà si fa avanti e gli dice: “Non sono saggio né erudito ma so di quale messaggio avete bisogno, perché un uomo mi disse queste parole molto tempo fa”. L’anziano scrive tre parole su un foglietto, poi lo piega e lo consegna al re, avvisandolo: “Non leggetelo, ma tenetelo nascosto nell’anello. Apritelo solo quando tutto andrà male e vi sembrerà che la situazione in cui vi trovate non abbia soluzione”.

Il momento fatidico giunge quando il regno viene invaso ed il re costretto a fuggire a cavallo per salvarsi dai nemici che lo inseguono. Arriva in un luogo in cui il cammino costeggia il bordo di un precipizio. In quel momento si ricorda dell’anello. Lo apre, estrae il foglietto e legge il messaggio: “Anche questa passerà”. Mentre legge quella frase i nemici che lo seguono si perdono nel bosco sbagliando il cammino e presto il re non sente più il rumore dei cavalli. Dopo quell’assalto, il re riesce a riunire il suo esercito e a riconquistare il regno. Nella capitale si celebra una grande festa. Il re vuole condividere la sua felicità con l’anziano servo, ringraziandolo per quella provvidenziale perla di saggezza. Gli racconta in che modo quelle semplici parole lo avevano aiutato a non farlo scoprire dai nemici e a non buttarsi giù dal precipizio quando tutto sembrava perduto.

L’anziano sorride, comprendendo l’allegria del re, e gli dice: “Legga, legga nuovamente il messaggio”. Vedendo il volto sorpreso del re, che a stento comprende l’idoneità del messaggio in quel momento di festa, gli spiega: “Non è solo per le situazioni disperate, ma anche per quelle piacevoli. Non è solo per quando tutto va in frantumi, ma anche per quando ci si sente vittorioso. Non è solo per quando si è l’ultimo, ma anche per quando si è il primo”.

Il re apre l’anello e legge di nuovo il messaggio: “Anche questa passerà”. Allora, e soltanto allora, comprende la profondità di quelle parole. “Tutto passa, o perché rimane indietro o perché ti ci abitui” gli ricorda il vecchio servo. E allora che cosa resterà per sempre? “Restiamo noi” dice il servo.

Ma che cosa vuol dire “restiamo noi”?

Me lo sono chiesto anche io ed io rispondo così.

Rimarranno le nostre azioni, rimarranno le nostre opere, se le avremo fatte. Rimarrà quello che abbiamo costruito, se avremo costruito. Rimarranno le nostre gioie e i nostri dolori. Rimarranno i nostri difetti e le nostre virtù. Rimarranno le cicatrici delle nostre ferite a ricordarci chi ce l’ha procurate e a ricordarci che siamo stati capaci di cucirle.

Rimarranno il nostro coraggio e le nostre paure. Rimarranno la nostra forza e la nostra fragilità. Rimarranno i nostri sorrisi e i nostri pianti che hanno bagnato queste stanze, le nostre case, che hanno bagnato la spalla di chi ci è stato vicino.

Rimarranno le nostre opere, carissimi fratelli, è a voi che mi rivolgo, rimarrà il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani con i suoi due secoli di orgogliosa, travagliata e nobile storia. A questa Comunione tutti noi abbiamo dedicato e dedichiamo ogni giorno la nostra vita, il nostro operato, i nostri sacrifici, il nostro tempo, il nostro bellissimo e difficile cammino di eterni, audaci, tenaci, coraggiosi, tenaci fieri e mai domi Viaggiatori nel Tempo.

Viva il Grande Oriente d’Italia e Viva la Repubblica

La Massoneria ucraina e quella russa si sono incontrate a Rimini durante la Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia

Trenta delegazioni massoniche estere hanno partecipato alla Gran Loggia 2022 “Scienza e Conoscenza”, il tradizionale appuntamento annuale del Grande Oriente d’Italia. Tra di esse anche la Gran Loggia di Ucraina e la Gran Loggia di Russia, ai cui rappresentanti il Gran Maestro Stefano Bisi, durante la sua allocuzione, ha voluto rivolgere un appello.

“Questa è una tragedia che colpisce i nostri cuori, i nostri corpi, e noi speriamo che alla fine possa prevalere la ragione e che le armi tacciano presto. Ogni uomo, ogni libero muratore deve portare un mattone per costruire la pace. E voi che siete qui, carissimi fratelli, Fatih Sahin, Gran Segretario, e Maurizio Longo, Gran Segretario Aggiunto della Gran Loggia dell’Ucraina, e carissimo fratello Andrey Bogdanov, Gran Maestro della Gran Loggia di Russia, fate tutto quello che è nelle vostre possibilità affinchè tra i vostri popoli regnino pace e armonia. Fate il possibile e l’impossibile affinchè le trincee si riempiano di fiori e di alberi, che daranno frutti che poi ci divideremo quando mangeremo allo stesso tavolo, l’uno accanto all’altro”.

“Viviamo una situazione molto pericolosa che ci fa temere catastrofi se non si riuscirà a fare vincere il buonsenso e la pace. Noi massoni siamo costruttori di ponti di pace e non di trincee e ci ricordiamo, e lo ricordiamo a chi ha la possibilità di definire i destini del mondo, che la pace si costruisce in tempo di…pace. Quando piovono le bombe, quando ci sono i massacri, quando le città vengono rase al suolo, quando ci sono milioni di profughi è più difficile parlare di pace, è più difficile cercare i compromessi”.

Durante i lavori di Gran Loggia ci si è anche collegati in diretta con l’Ucraina con il Gran Maestro Anatoly Dymchuck con il quale dall’8 marzo scorso la Comunione sta lavorando per coordinare azioni di solidarietà a sostegno dei fratelli colpiti dalla guerra.

Commissione UE

La Commissione Petizioni Ue chiede chiarimenti all’Italia sulla legge 2018 dell’ Ars sull’obbligo di dichiarare pubblicamente l’appartenenza alla Massoneria

Torna sotto i riflettori della Commissione Petizioni della Ue la legge varata dall’Assemblea regionale siciliana nel 2018 che impone a politici e amministratori locali di dichiarare pubblicamente l’appartenenza alla Massoneria. A un anno dalla dichiarazione di ricevibilità formale e sostanziale della richiesta di intervento sollecitato da un cittadino italiano, che sosteneva che la normativa fosse “in palese contrasto con la Costituzione italiana e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, la Commissione il 22 luglio scorso, entrando nel merito della questione sollevata, ha inviato una richiesta ufficiale all’Italia “di chiarimenti al fine di valutare la compatibilità della legge n.18 del 12 ottobre 2018 con il diritto Ue, compresi i diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta dei diritti fondmentali”. Scrive la Commissione: “La legge deve essere proporzionata alla finalità legittima perseguita e i dati trattati devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto a tali finalità. Il trattamento dei dati personali può essere lecito solo se rispetta i diritti e le libertà riconosciuti dalla Carta, compresa la non discriminazione, nonché la libertà di pensiero, di coscienza e di religione e la libertà di riunione e di associazione”.

La Carta dei diritti fondamentali e’ uno degli strumenti di base fondamentali che accomuna e raccoglie i principi della Unione Europea.

Articolo 8 -Protezione dei dati di carattere personale

Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano. Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni persona ha il diritto di accedere ai dati raccolti che la riguardano e di ottenerne la rettifica. Tra i diritti si annoverano capisaldi come la libertà umana, il diritto alla vita, all’integrità della persona, la proibizione della tortura e trattamenti degradanti, e diritti di libertà, sicurezza e privacy, vediamo:

Articolo 10 -Libertà di pensiero, di coscienza e di religione.

Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.

L’articolo 10 Libertà di riunione e di associazione

Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni persona di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Stefano Bisi - Procuratore Cordova

Il Tribunale di Reggio Calabria dà ragione al Goi e condanna l’ex Procuratore Cordova al pagamento delle spese processuali.

Con una sentenza che è stata pubblicata il 27 ottobre scorso, la Seconda Sezione Civile del Tribunale di Reggio Calabria, a definizione del giudizio che era stato promosso da Agostino Cordova contro il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, ha respinto  la richiesta avanzata dall’ex Procuratore Capo condannandolo al pagamento delle spese processuali in favore del GOI.

Si tratta  di un provvedimento molto importante per l’Ordine visto che la Giustizia ordinaria ha ritenuto legittima la critica che definiva come una “caccia alle streghe” l’inchiesta di Palmi dell’allora Procuratore Cordova culminata nel luglio del 2000 con l’archiviazione a Roma.

“Carissimi Fratelli, questa sentenza – ha detto il Gran Maestro Stefano Bisi – ci fa gioire perché rende giustizia anche ai tanti Fratelli che in quei lontani ma per tutti noi dolorosi anni ’92 e ’93 si trovarono perseguitati  e che subirono la perquisizione notturna delle forze dell’ordine a seguito di quella inchiesta. E’ per questo che oggi proviamo una gioia particolare di fronte alla sentenza che scrive in modo inequivocabile gli eccessi dell’inchiesta Cordova e che dà soddisfazione al Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani anche se non potrà mai sanare e cancellare i danni subiti da tanti nostri cari Fratelli dati in pasto all’opinione pubblica come malfattori”.

Ecco nei particolari tutta la ricostruzione della vicenda giudiziaria che ha portato alla sentenza favorevole per il Goi che è stato difeso dagli avvocati Raffaele D’Ottavio e Fabio Federico:  

La vicenda giudiziaria trae origine dalla iniziativa del Gran Maestro, Stefano Bisi, volta ad ottenere la restituzione della imponente mole degli atti sequestrati al GOI nel lontano 1993 su impulso dell’allora Procuratore Capo Agostino Cordova nell’ambito della nota inchiesta contro la massoneria.

In particolare, il giornale Il Dubbio – prendendo spunto dalla allocuzione pubblica del Gran Maestro Stefano Bisi tenuta in occasione della Gran Loggia del 2017, nel corso della quale era stato comunicato l’accoglimento della istanza e l’avvio della restituzione degli atti sequestrati – pubblicava un ampio articolo con cui, rievocando il decreto di archiviazione, veniva criticato severamente il modus operandi che aveva contraddistinto quella nota inchiesta giudiziaria. Si legge, infatti, nella citata sentenza :”Le accuse avanzate (ndr da Agostino Cordova) non appaiono fondate perché l’articolo oggetto di giudizio parte da un fatto recente, ovvero la restituzione dei primi fascicoli sequestrati nel corso dell’indagine sulla massoneria, per ripercorrere l’andamento della suddetta indagine utilizzando certamente, toni critici che vengono ripresi anche dal provvedimento di archiviazione dell’indagine emesso dal Tribunale di Roma nel 2001“.

La molteplicità delle espressioni severe e aspre utilizzate nel citato articolo di stampa non ne consente la integrale trascrizione nella presente breve relazione; si rinvia, pertanto, all’allegato articolo per una più puntuale ed esaustiva rappresentazione, potendosi di seguito riportare solo alcune di quelle ritenute dall’ex Procuratore come diffamatorie:”(ndr Cordova) soprannominato il “Minotauro” vedeva in Napoli la capitale del Male!; “la caccia al massone inizio nel 1992….”la GIP che ha archiviato l’inchiesta l’ha definita priva di notizie di reato e illegittima“; “Quelli sequestrati erano faldoni pieni zeppi di storie, di volti e nomi messi alla berlina in una caccia alle streghe finita con un buco nell’acqua“;  “…secondo Bisi i massoni furono perseguitati, additati, trattati come mafiosi; che Cordova, dal suo ufficio di Palmi, ci aveva provato in ogni modo, salvo poi passare la palla a Roma, per competenza territoriale“; “nel corso degli anni ‘quei documenti sono rimasti in pasto alle Procure, senza che nessuno si preoccupasse di cancellare il marchio di infamia stampato a caratteri cubitali sulla carta d’identità di ognuno dei massoni finiti sotto la lente d’ingrandimento‘”; “secondo il GIP… spesso le indagini sulle associazioni segrete si traducevano in un cumulo di polvere (frase mai usata dal GIP), finendo per essere conoscitive e, in quanto tali, dovrebbero essere accuratamente evitate. E l’articolo 330 del codice di procedura penale era stato interpretato come potere del P.M. e della Polizia Giudiziaria di acquisire notizie e non, come si dovrebbe, notizie di reato“; “…così come vedeva nei massoni ad ogni costo dei mostri“; “quasi 30 anni dopo quei mostri non ci sono più, ma che la caccia alle streghe non è mai finita“.  

Agostino Cordova citava, dunque, in giudizio il Grande Oriente d’Italia asserendo che: “detto articolo riportava le dichiarazioni fatte dal Gran Maestro del GOI Stefano Bisi in data 7/4/17 nel discorso fatto nella Gran Loggia di Rimini, secondo cui Cordova avrebbe messo alla berlina i massoni” e chiedendo che venisse accertata la responsabilità per diffamazione aggravata e pronunciata così la relativa condanna al risarcimento dei danni.

Si costituiva in giudizio il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, in persona del Gran Maestro Stefano Bisi, per resistere alla domanda sul presupposto che dette espressioni, pur certamente aspre, severe e forti, rientravano, comunque, nell’esercizio del legittimo diritto di cronaca – critica, in quanto rispettose della verità dei fatti, della continenza espressiva e pienamente rispondenti all’interesse pubblico di esatta conoscenza di noti fatti giudiziari. Le superiori deduzioni venivano assistite da copiosa documentazione costituita da atti giudiziari, parlamentari e del CSM nonché da stralci di noti best seller ed altre coeve pubblicazioni.

In particolare, veniva dimostrato che dette espressioni aspre e forti rivolte avverso la nota indagine contro il GOI, trovavano, invero, piena rispondenza, in primis, nelle ragioni tecnicamente espresse nel decreto di archiviazione e in secundis nei fatti storici antecedenti  e successivi che ne avevano confermato l’esattezza.  

Il Giudice, manifestando piena adesione alle tesi difensive del GOI, ha statuito che: “La critica generale che emerge dall’articolo certamente si esprime con toni forti ma senza mai riferire fatti non veri o comunque aspetti dell’indagine mai affrontati prima dall’opinione pubblica tenuto conto del grande numero di articoli giornalistici che hanno menzionato tale iniziativa giudiziaria  e della grande eco mediatica che ne era scaturita anche ad interrogazioni parlamentari ed alla istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta“.

Il GOI ha puntualmente sostenuto che ben può la critica far uso di espressioni gergali severe ed aspre purché rispettose della verità dei fatti, ossia in questo caso, rispettose delle ragioni dell’archiviazione; sicché il concetto giuridicamente espresso nel citato decreto di archiviazione secondo cui in quell’inchiesta furono ricercate  e raccolte mere notizie e non notizie di reato, così come previsto dall’art. 330 del codice di rito penale,  ben può essere espressa nella critica con la espressione “caccia alle streghe” o altre similari di uso comune contenute nell’articolo de Il Dubbio.

Il Giudice Civile, sul punto, ha statuito che: “nel caso di specie, va rilevato che il riferimento ai provvedimenti giurisdizionali che vengono citati nell’articolo in esame sono, come detto, sempre puntuali e mai le frasi utilizzate, seppur caratterizzate da gergo giornalistico (come nel caso di ‘passare la palla’ con riferimento al trasferimento della competenze a Roma o ‘caccia alle streghe’) finiscono per alludere a comportamenti illegittimi posti in essere dal Procuratore Cordova … è da evidenziare, infatti che in alcune parti dell’articolo certamente la critica all’indagine che ha riguardato la Massoneria è più aspra, come laddove si parla di marchio d’infamia, ma tali affermazioni non vengono rivolte direttamente alla persona del dott. Cordova ma in generale all’indagine in sé ed alle conclusioni cui è giunta“.

In conclusione, il Giudice adito ha statuito che: “dall’analisi sin qui svolta è chiaro che non sussista la denunciata diffamazione in quanto il contenuto dell’articolo è globalmente veritiero, seppur con qualche inesattezza non rilevante, il linguaggio utilizzato non è mai sconveniente, offensivo o pesantemente allusivo ed, infine, la notizia riportata e la complessiva ricostruzione della vicenda giudiziaria è certamente di pubblico interesse tenuto conto della risonanza già avuta in passato dall’indagine iniziata dal Procuratore Cordova“.  

Pronunciata la soccombenza dell’ex Procuratore Capo Agostino Cordova, questi è stato condannato alle spese in favore del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.


“Fratelli in viaggio per riveder le stelle”

Il titolo della Gran Loggia 2021 convocata

 a Rimini per il 1-2 ottobre 2021

“Fratelli in viaggio per riveder le stelle” è il titolo scelto per la Gran Loggia 2021, anche in omaggio a Dante Alighieri, il sommo poeta, di cui ricorrono i 700 anni dalla morte. La massima assise del Grande Oriente d’Italia si terrà il 1-2 ottobre 2021, come di consueto, al Palacongressi di Rimini..

E' morto Nedo Fiano GMO del GOI

Era una serata come tante altre ma ci avevano avvertito che sarebbe venuto come ospite Nedo Fiano.
Eravamo tutti emozionati, conoscevamo la sua storia ma non ci rendevamo conto di chi stavamo per incontrare. Arrivò vestito molto bene, era molto emozionato anche lui come tutti noi. Teneva sul braccio una tunica o tale mi appariva, bianca, anzi grigia, a righe blu. Una canapa rugosa dura. Entrò e raccontò la sua storia. In un silenzio assoluto. Con una semplicità disarmante. Continuò per circa mezz’ora, il tempo volò via con immagini terribili del passato. Inimmaginabili. Mai riuscimmo a vedere così nitida la verità. Con le sue parole, senza odio, ma provenienti dal suo cuore, riuscì a proiettare il film della sua vita. Tutti alla fine della serata andarono da lui per scambiare una parola, per toccare quella tunica così ruvida così surreale. Anch’io mi permisi di avvicinarlo scambiando due parole, chiedendoli una piccola dedica sul suo libro. Quanto ci mancherà. Riposi in pace.

R.L. Avvenire n°666 all'O. di Firenze
25 maggio 2020 - 115 anni di storia ininterrotta

La storia

E’ nel mese di maggio 1905 che la Loggia Avvenire, vede la luci per opera di alcuni operosi Fratelli all’Oriente di Firenze Loggia di rito scozzese, viene costituita all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia, allorquando la Gran Maestranza era tenuta da Ettore Ferrari eletto due anni prima. Ferrari, artista, scultore, già collaboratore da molti anni nell’Istituzione e con il suo predecessore alla Gran Maestranza, Ernesto Nathan, sindaco di Roma. Sono anni di turbolenze, passioni civili, di presenza forte della massoneria nella vita sociale e politica dell’Italia, di capillarità del radicamento sul territorio, determinando non poche scelte di carattere fondamentale per la vita e lo sviluppo del paese. Una Istituzione, quella massonica, con forti impegni, come la determinazione che sorse dall’interno con una mozione nel 1906, che in un punto recitava che la massoneria si dichiarava aperta a tutti gli uomini di tutti i partiti progressisti e indicava, come propri obiettivi alcuni temi quali: “l’assoluta,incessante campagna contro il nemico di ogni civile progresso, il clericalismo, di qualunque forma travestito, sotto qualunque gradazione dissimulato”. Ma certamente una delle questioni più controverse si ebbe con il sostegno che il Gran Maestro Ferrari chiese ai 38 deputati massoni, alla mozione di Bissolati contro l’insegnamento religioso nella scuola. E proprio questi ed altri motivi costituirono motivo di distacco, nel 1908, dal G.O.I. di coloro che erano più inclini al modello libero-muratorio anglosassone. In questo contesto e da collocare la nascita dell’Avvenire, Loggia orientata in senso democratico con tendenza repubblicana, con propensione alla battaglia politica, andava a costituirsi assieme alla “Lucifero”, Loggia di Rito simbolico Italiano, ( certamente la più politicizzata di quel periodo) a Firenze, affiancando le già operative Concordia, Michelangelo,Venti settembre, Dante Alighieri e Galilei. Tra il 1905 e il 1915 all’Avvenire vi furono 104 tra affiliazioni e iniziazioni; nel 1907 alle elezioni comunali l’Avvenire, unitamente alla Lucifero, Concordia e Michelangelo si impegnarono esplicitamente con la diffusione di un manifesto per l’elezione di Giuseppe Pescetti; cosi avverrà anche per Otello Masini, fratello dell’Avvenire, consigliere comunale, che viene eletto deputato nel 1909. Si conoscono solo parzialmente alcuni dati dei Fratelli che animarono i primi passi dell’Officina. Merita qualche cenno il Maestro Venerabile che tenne il maglietto dal 1907 al 1909,tale Giovanni Baldi, insegnante, sansepolcrista, repubblicano mazziniano, residente a Firenze in viale Mazzini 10 nel villino Brilli,. Uomo impegnato, fondò e diresse il settimanale “La Fiamma “, giornale sorto anche per una certa spinta del Grande Oriente d’Italia e del suo Gran Maestro Ettore Ferrari interventisti, ovvero a fianco dell’Intesa. E proprio Baldi promosse quel Comitato pro-intervento, presieduto a Firenze da Gildo Valeggia della R.L. Concordia ( ricordiamo di lui il suo libro:”Storia della Loggia Concordia” del 1911 ) che avrebbe filiato il Fascio rivoluzionario interventista dove rilevante sarebbe stato l’apporto di tanti massoni. E’ nel 1907 che il Baldi, già M.V. dell’Avvenire, unitamente ad altri esponenti politici, organizzerà a Firenze, una manifestazione anticlericale promossa l'associazione del Libero Pensiero della quale associazione divenne anche presidente e nel contempo fu anche segretario generale della Fratellanza Artigiana società di mutuo soccorso che tanto fece nello sviluppo delle classi bisognose e forse ancor di più fece nel campo del patriottismo militante sotto la guida di Giuseppe Dolfi. Al giornale la “Fiamma” collaboravano diversi Fratelli di Loggia, quelli più attivi furono: Mario Fiorini, Amedeo Orefici, Ugo Sacerdote. Ma vi collaborarono anche Fratelli del calibro di Giuseppe Meoni. Quel Meoni - nato a Prato l’8 novembre 1879, laureato in lettere e filosofia a Firenze, insegnante a Prato e a Firenze, cultore di studi classici, giornalista – farà cinque anni di confino nel 1929, la sua colpa: l’appartenenza alla Massoneria e l’orientamento repubblicano. Era asceso ai vertici dell’Ordine nell’ambito del rinnovamento delle cariche aperto dalla Gran Maestranza di Domizio Torrigiani. Del resto - democratico convinto e convincente - nel corso della grande guerra egli s’era affermato quale acuto interprete delle correnti che nel conflitto vedevano l’occasione storica per l’instaurazione di nuovi equilibri “sulle basi della libertà e della giustizia internazionale”, come egli stesso affermò nella solenne rievocazione di Nazario Sauro. Sono anni dove “Loggia e Fratelli” stanno per impegno civile ai massimi livelli, stanno per impegno sociale nelle tante espressioni mutualistiche o di pubblica assistenza, dove Loggia e Fratelli stanno a significare la costruzione di classi intermedie che ben presto avrebbero preso parte alla gestione del paese. Sino dai primissimi anni l’Officina e attiva e presente, percorrendo il solco del Grande Oriente d’Italia, nel panorama delle ritualità massoniche e delle sue varie celebrazioni. Troviamo i Fratelli dell’Avvenire alle celebrazioni del centenario della nascita di Garibaldi, sostenendo le celebrazioni stesse con un contributo di 62 lire; il 10 dicembre del 191 alle celebrazioni del 50° anniversario della R.L. Concordia, ed anche dieci anni dopo: l’11 giugno del 1922 per il 60° della stessa Loggia, alla presenza del gran Maestro e di 600 Fratelli. Il 22 maggio 1916 una delegazione di Fratelli partecipa alle solenni onoranze commemorative a Giuseppe Dolfi al cimitero delle porte Sante in Firenze, alla presenza di politici e numerosissime associazioni libertarie e patriottiche. Quel Giuseppe Dolfi, massone, patriota ai vertici della Fratellanza Artigiana e referente dello stesso G.Garibaldi in città. Il suo monumento lo troviamo in via Borgo San Lorenzo, dove ebbe bottega, restaurato dalla nostra Associazione collaterale: “Fratellanza Fiorentina onlus”. Delegazioni di membri dell’Avvenire le troviamo ai funerali di Adriano Lemmi, Gran Maestro della Massoneria italiana il 23 maggio del 1906, ed a quelli di Ernesto Nathan, passato all’Oriente eterno il 9 aprile del 1921 a Roma. Anche per l’attività solidaristica i Fratelli della Loggia sono particolarmente presenti, una iniziative tra tutte, quella del 1908, in favore delle popolazioni della Calabria e Sicilia colpite da un terribile terremoto con contributi ed iniziative specifiche. In quegli anni all’Officina erano affiliati commercianti(11), impiegati (23), industriali (8) e possidenti (4),ma certamente la parte più consistente era data da militari, artigiani e dipendenti statali. La sequenza dei Maestri Venerabili dell’Avvenire non e precisa, i documenti ci forniscono solo parzialmente l’elenco: troviamo dal 1919-1920 Tullio Torsellini, ingegnere, residente a Firenze in via della Pergola 24; dal 1921-1022 Giuseppe Marilli, residente a Firenze in via della Scala 53; dal 1924-1925 Arturo Scheggi, ragioniere, residente a Firenze via Pandolfini 10 e nell’ultimo anno di attività, il 1925, Leone Mannozzi, di Firenze. E’ il 22 novembre 1925 , con decreto n°432, il gran Maestro Domizio Torrigiani scioglie tutte le 500 Logge ed i fratelli sono”dimessi dall’Ordine Massonico”. Benedetto Croce ebbe a dire. “ siamo alla distruzione del sistema liberale”. La libertà tanto ricercata, soggiaceva alla tirannia, la luce soggiaceva alle tenebre. Un lungo sonno pervase i Fratelli e il lavoro Muratorio. Solo alcuni di loro, in esilio, riuscirono a mantenere la fiammella iniziatica e della tradizione. Trascorreranno molti anni, la massoneria poteva liberamente esercitarsi fuori dai confini nazionali anche se con grandi difficoltà, e solo dopo venti anni, terminato il tragico periodo della guerra, la Tradizione poté tornare a rivivere. E’ il 6 luglio del 1945, quando in Firenze, presso lo studio del Fratello Alberto Rastrelli della Loggia Michelangelo, che si riuniscono alcuni Fratelli: Monti Ugo, Penzo Antonio, Merciai Amedeo, Tinacci Italo, Romoli Antonio, Gori Virgilio e Paletti Mario. In precedenza erano stati risvegliati dal sonno forzato in cui erano stati messi nell’ormai lontano 1925. Questi Fratelli esprimono la volontà di proseguire i lavori della R.L. Avvenire all’Oriente di Firenze, lavori che erano venuti a cessare per la contingenza. Sotto il maglietto del Fratello Serena Emilio transitato dalla R.L. Michelangelo, i fratelli avanti detti procedono alla designazione delle cariche provvisorie, eleggendo maestro Venerabile lo stesso Fratello Serena , (residente a Firenze in via Carnesecchi 31), I°sorvegliante Romoli Antonio e 2°sorvegliante Merciai Italo e Oratore Monti Ugo. All’indomani della riaccesa fiamma i Fratelli della ricostituenda Officina, richiederanno alla Gran Maestranza di mutare il titolo distintivo della Loggia da “ Avvenire” a “Domizio Torrigiani”. Dal verbale si evince che tutti i Fratelli plaudirono alla proposta, testualmente: “… onde perpetuare nell’azione Massonica, lo spirito di Lui, che tutto sacrifico alla fede, sino all’olocausto della vita”. Con lettera del 13 agosto 1945, il M.V. Emilio Serena, scrive al Comitato della Gran Maestranza del G.O.I. chiedendo:“ …il Vostro nulla osta per il cambiamento del Titolo distintivo di questa officina da – Avvenire- in quello di DomizioTorrigiani- che intendono oltre che rendere omaggio al Gran Maestro, imperituro ricordo nei loro animi di inspirarsi a Lui nella loro opera che si ripromettono attiva e feconda, in proporzione alle loro forze e al loro sapere , ma che tutta sarà rivolta al bene, ed al coronamento dei nostri eterni principi….”Ed e cosi che la R.L. Torrigiani inizio il suo cammino che e ben marcato tutt’oggi all’Oriente di Firenze. L’Avvenire cessò l’attività, rimase nella memoria dei Fratelli e nei pochi verbali che esistono. Ma non fu proprio cosi, siamo nel 1967, e il 9 maggio, quando da una riunione di Fratelli fiorentini, veniva riannodata la storia e deliberato di costituire una nuova Loggia massonica, alla quale avrebbero aderito 15 fratelli. Quei massoni le diedero il nome di Avvenire; il sonno finalmente era terminato, le colonne poterono essere rialzate, una nuova luce torno a splendere. Una nuova Loggia, sul solco della tradizione, il corpo primario e fondamentale della Comunione, la Collettività autonoma e sovrana dei Liberi Muratori ritualmente e regolarmente costituiti per lo svolgimento degli architettonici lavori tesi alla costruzione del Tempio interiore dell’uomo iniziato e tesi al bene e al progresso dell’umanità. La Gran Giunta Esecutiva del Grande Oriente d’Italia, presieduta dal Gran Maestro Giordano Gamberini, il 25°giorno, del mese III dell’Anno di Vera Luce 5967, decreta la costituzione della Loggia Avvenire e gli assegna il numero distintivo 666 all’Oriente di Firenze. Pur nella casualità, e da rimarcare il senso del numero distintivo: il sei, che lo compone, e considerato il numero dell’equilibrio, ma anche emblema della natura fisica , quindi dell’uomo, della sua fragilità, della sua incertezza , dei suoi limiti e forse e anche per questa particolarità che nell’Apocalisse, Giovanni indica con il 666 il numero d’uomo: il sei ripetuto tre volte che accentua i limiti stessi dell’uomo, che appare ancor più fragile in quella ripetizione. L’imperfezione che per alcuni assume il significato diabolico, in realtà è da ascrivere alla debolezza di spirito, alla fragilità, comunque all’inferiorità dell’uomo nei confronti dell’imperscrutabile, straordinario, immenso, disegno cosmico. La rispettabile Loggia Avvenire 666 nella sua seconda vita e una Officina attiva, perseverante, a cominciare dai primissimi fratelli che hanno animato le sue colonne. Dal 1967 il lavoro massonico e stato incessante, fratelli apprendisti, compagni d’arte e maestri hanno dato notevole impulso alla costruzione del Tempio interiore nella tradizione esoterica e nel solco tracciato dalla loro iniziazione. Un lavoro dedicato alla edificazione di Templi alla Virtù, a scavare profonde prigioni al vizio e lavorare al bene e al progresso dell’umanità. Il fratello Salvatore Viola tenne il primo maglietto dell’Avvenire nel 1967, e nel 1973 viene designato Presidente del Collegio Toscano dei Maestri Venerabili. Il Maglietto e stato retto, in successione, da 19 Venerabili dopo Salvatore Viola, si ebbe Franco Niccoli, Augusto Baldi, P.Luigi Rogai, Renzo Lebrun, Mario G., Roberto T., Pietro C., Vittorio V., Sergio G., Moreno M., Cesare B., Almerico P., Mario G.,  Paolo N., Michele P., Franco V., Ennio Z., Matteo C.. Ma soprattutto preme sottolineare come in questo microcosmo tanti fratelli si sono trovati e ritrovati e per molto tempo, pur in numero modesto hanno con fierezza continuato il proprio lavoro rituale, creando un senso forte di fratellanza , di senso di appartenenza e orgoglio per la stessa appartenenza. Ma il lavoro dei fratelli della Loggia si e contraddistinto anche con varie iniziative, ricordiamo solo per la memoria, la partecipazione alla celebrazione del centenario di Roma capitale d’Italia nel 1970. La rinascita, risollevandone le colonne, da parte di otto fratelli dell’Avvenire della R.L. Marzocco 886 all’Oriente di Firenze o il notevole contributo di Fratelli alla costituzione della R.L. Fiorenza. E’ il 21 maggio 1982, il V.G.M. Armando Corona veniva ricevuto nell’Avvenire, nuovamente nel 1986 e di nuovo con i Fratelli dell’Avvenire unitamente al GM della Gran Loggia d’Austria. Solo di qualche anno fa la presenza ai lavori rituali dell'ex Gran Maestro Fratello Gustavo Raffi. Come non ricordare la consacrazione della Loggia Ormus 1090 all’Oriente di Siena e la pubblicazione nel 1992 del libro dell’Officina: “Il passato dell’Avvenire”. A margine, ma che denota l’impegno dei fratelli dell’Avvenire, sono da ricordare i suoi due Presidenti di Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Toscana; i due Presidenti del Consiglio dell’Oriente di Firenze e ancora un membro della Corte Centrale, e cariche varie nella Circoscrizione toscana e nell’Ordine. Per festeggiare l'attuale Gran Maestro, Stefano Bisi la Loggia Avvenire n.666 all’Oriente di Firenze organizzò il primo evento dopo la nomina del GM Stefano Bisi con una tornata straordinaria rituale in grado di Apprendista martedì 29 aprile 2014 presso l’hotel Sheraton di Firenze con una affluenza di oltre 600 fratelli provenienti da tutta Italia. Al termine e non per importanza, l’impegno nelle adozioni a distanza, sono anni che i Fratelli di questa Officina sono impegnati in questo fronte. La solidarietà…. Ricordate il rituale di iniziazione? “ soccorrere il Fratello “ uno dei primi piacevoli doveri. Carissimi quanto detto, sul tempo trascorso, su ciò che e stato, lascia un ricordo e ci fa ben sperare, soprattutto anche con questa giornata e con l’affettuoso vostro sostegno, per un radioso e fecondo Avvenire. Dovrà essere ben presente in ogni lavoro rituale, il concetto profondo di iniziazione, il porsi davanti al trascendente, attraverso le forme, i simboli, i linguaggi e rituali per creare quel “sacro mentale” che e essenza dell’autentico lavoro massonico che porta all’armonia.

Guardiamo al futuro con rinnovata fiducia, con tenacia, tolleranza e perseveranza e solo la che vi può essere Avvenire.

Per il bene dell’umanità ed alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo. 

Sotto le medaglie di Loggia 2020.

DONATE 500 MASCHERINE FFP2 nel segno della solidarietà

Nella giornata di ieri, 17 aprile, la Loggia Avvenire n. 666, ha consegnato all'Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze una donazione di 500 mascherine FFP2.
Questo piccolo contributo, ma concreto e diretto, è servito a fornire strumenti di protezione al personale sanitario del nostro territorio che attualmente si trova in condizioni di quotidiana necessità.
Lo spirito che sempre ci contraddistingue, unisce i nostri Fraterni valori all'azione concreta nel mondo che ci circonda, che mattone dopo mattone cerchiamo di aiutare, migliorare e volgere al bene e all'amore universale.


La Massoneria batte i Pink Floyd. 

A Londra si festeggiano i 300 anni con il Duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia Unita d'Inghilterra. E si festeggiano così...


GOI - R.:L.:Avvenire n°666 - Oriente di Firenze

Non esiste una verità universale

La nostra verità non è necessariamente quella dell’individuo che abbiamo di fronte. Il metodo massonico non è necessariamente scettico (= non esiste una verità universale), ma è comunque relativista (= ci sono tante verità tutte relative), e proprio per la sua dinamica relativizzante è oggettivamente incompatibile con la fede dogmatica, così come hanno sottolineato molti documenti magisteriali. Forze laiche e religiose non dovrebbero mai scontrarsi ma integrasi in un armonia dialettica con lo scopo unico di far progredire l’umanità. E così i figli saranno diventati adulti, creeranno le loro famiglie e si ripeterà il sacrale ciclo della natura: la giovinezza per istruirsi, la maturità per applicare le cognizioni acquisite e la vecchiaia per fare gli altri partecipi dell’esperienza della vita.



 

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Nullam porttitor augue a turpis porttitor maximus. Nulla luctus elementum felis, sit amet condimentum lectus rutrum eget.

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Nullam porttitor augue a turpis porttitor maximus. Nulla luctus elementum felis, sit amet condimentum lectus rutrum eget.

INTESTAZ. 1